Mese: Ottobre 2017

Basta cookie: debutta in Italia Qwant, il motore di ricerca etico che non ti traccia

Debutta in Italia Qwant, un motore di ricerca che si differenzia dagli altri (e soprattutto da Google) perché non traccia l’attività degli utenti e non li profila a scopo pubblicitario. E proprio su questa unicità cerca consensi.

Il nostro obiettivo è portare l’etica nei motori di ricerca. E far sì che anche in questo ambito venga rispettato l’art.12 della carta dei diritti dell’uomo: il diritto alla vita privata. Ovverosia il diritto ad avere totale privacy su quello che fai a casa tua”.

 

Per chi sa come funzionano le cose normalmente nei motori di ricerca e negli ecosistemi di profilazione, questa sembra la frase di un inguaribile sognatore, idealista e con i piedi non certo saldi sul terreno. E invece a parlare è un omone concreto e deciso: Eric Leandri, fondatore di Qwant, un nuovo motore di ricerca che sbarca da oggi in Italia. “Noi vogliamo rispettare la privacy dei nostri utenti: per questo motivo non piazziamo cookie e non catturiamo alcun dato. Semplicemente cerchiamo di fare bene il nostro lavoro: il motore di ricerca”. Così si è presentata Qwant a stampa e operatori in un evento presso il negozio Eataly di Milano.

 

La contrapposizione con Google è evidente: “Noi semplicemente anonimizzamo indirizzo IP e agent ID: fare soldi con i dati altrui non è il nostro business”. E durante l’incontro, moderato da Nicola Porro con ospiti di prim’ordine come il commissario AGCOM Antonio Matrusciello e il presidente della commissione bilancio della Camera Francesco Boccia, Google ha fatto il convitato di pietra, chiamato in causa molte volte.

Qwant nasce in Francia nel 2011 in fase embrionale e diventa operativo nel 2013, estendendo successivamente il suo mercato anche alla Germania; ora sbarca in Italia con una missione chiara: sensibilizzare gli utenti sul grande tema della propria privacy e della cattura dei dati. E ovviamente rappresentare l’alternativa “etica” all’operato di Google, giudicato lesivo dei diritti di privacy degli utenti. La missione – visti i numeri da monopolista di Google in Italia – sembra impossibile, ma la chiave del tentativo di Qwant sta tutta nel video promo, divertente e inquietante in un colpo solo, che nei prossimi giorni girerà in TV e che riportiamo qui sotto.

La proposta di Qwant, soprattutto in questo periodo di dialettica fiscale e regolamentare tra la UE e i big di Internet, è decisamente “continentale”: uno dei valori aggiunti proposti sta nel fatto che il motore di ricerca è interamente ospitato su server europei e risponde integralmente alla normativa (e anche alle attenzioni) europee su privacy e tutela del consumatore. Inoltre, secondo Qwant, la politica del motore di ricerca evita radicalizzazioni e apre davvero alla pluralità delle opinioni: “Noi non profiliamo gli utenti e proponiamo a tutti gli stessi risultati; altri motori di ricerca ti profilano e via via tendono a darti solo i contenuti che ti piacciono”.

Sui rischi del modello Google, è intervenuto il commissario AGCOM Martusciello: “A favorire gli utenti, c’è di certo la gratuità dei servizi; ma quindi c’è di fatto uno scambio implicito tra dati e servizio sul quale per l’utente finale non c’è consapevolezza. E il meccanismo è di baratto-ricatto: accetta le condizioni oppure lascia il servizio. Fa piacere assistere alla nascita di un operatore – si riferisce a Qwant, ndr –  che contempera le esigenze di business e i diritti dei consumatori”.

Banda ultraveloce

Banda ultraveloce, asta da 2,5 miliardi per le frequenze 5G

 

Una rete che non fa parlare soltanto le persone, ma anche le cose. È il 5G, la nuova tecnologia ultraveloce che fa ufficialmente il suo ingresso in Italia con l’asta delle frequenze, inserita nella manovra con una base di 2,5 miliardi, e con il lancio della sperimentazione da parte di Open Fiber e Wind Tre

 

Facebook lancia Order Food, servizio per ordinare cibo

Facebook lancia Order Food, servizio per ordinare cibo

Prima il Marketplace, ora la ristorazione: il piano totalizzante di Facebook prosegue a vele spedite. Oggi il colosso di Mark Zuckerberg ha lanciato la piattaforma “Order food”, servizio per ordinare cibo a domicilio direttamente dall’applicazione o dal sito del social network.

Il nuovo “tasto” a forma di hamburger è comparso nel menu di Facebook di tutti gli utenti degli Stati Uniti. Basta un tap per finire nello spazio dedicato ai ristoranti e procedere con l’acquisto.

L’annuncio è arrivato con un post sul blog ufficiale del social network, firmato da Alex Himel. Da oggi, scrive Himel, «è possibile sfogliare i ristoranti nelle vicinanze visitando la sezione Order Food nel menu Esplora. In questa pagina, è possibile sfogliare le opzioni alimentari e selezionare “Avvia ordine” quando hai trovato quello che stavi cercando. Se il ristorante al quale si desidera ordinare offre il ritiro o la consegna con più servizi, è possibile selezionare il servizio che si desidera utilizzare. Ad esempio, se hai un account con Delivery.com, puoi ordinare facilmente con il tuo login esistente. Se non hai un account con quel servizio, puoi registrarti rapidamente e facilmente, senza lasciare l’applicazione Facebook».

Dopo un anno di test, durante il quale Facebook ha fatto da traino verso i siti dei vari ristoranti che hanno siglato una partnership, la piattaforma oggi funziona in completa autonomia, cioè consentendo all’utente di concludere l’intero ordine senza abbandonare Facebook.

Fra i marchi convenzionati ci sono sia piattaforme di consegna cibo a domicilio (Delivery.com, DoorDash, ChowNow, Zuppler, EatStreet, Slice, e Olo) che ristoranti (Papa John’ s, Wingstop, Panera, Jack in the Box, TGI Venerdì, Denny’ s, El Pollo Loco, Chipotle, Five Guys e Jj). La piattaforma è stata ovviamente pensata con tool relativi alla localizzazione e spazi dedicati alle recensioni dei vari ristoranti. Per il momento funziona esclusivamente negli Stati Uniti ed è stata rilasciata con l’aggiornamento di Facebook disponibile per iOS e Android (oltre che sulla versione desktop).